La nostra mente: nemica/amica

Quali benefici apporta la Psicologia dello Sport?

Fare sport o la semplice attività fisica porta sicuramente dei benefici, ormai è comprovato da anni. Uno di questi, oltre a quello fisico (sistema immunitario più forte, aumento della capacità cardio circolatoria, miglioramento del sonno, costruzione del muscolo ecc) è quello mentale. Spesso si sente citare la frase latina “mens sana in corpore sano” da allenatori, coach, pt, dai giornali o dal nostro amico/partner con cui condividiamo un allenamento. Ma quale significato reale cela questa frase? Di sicuro non nasconde nessun tipo di formula magica, ma soltanto una semplice verità accessibile a tutti: la mente può risultare il nostro più gran nemico o alleato, sta a noi decidere quale delle due e questa scelta ovviamente si può ripercuotere anche nell’attività sportiva (amatoriale o agonistica). Una delle domande da porsi in merito per quello che riguarda l’ambito sportivo, è la seguente: come posso imparare a comprendere e gestire la mia mente?

Una risposta in merito può fornircela la scienza della psicologia. Purtroppo oggi giorno la psicologia è ancora vista come un qualcosa di mistico, uno strumento che serve a fare delle previsioni incerte e la figura dello psicologo come quella di un indovino, stregone o di chi cura esclusivamente “i pazzi”.

Per fortuna le cose non sono esattamente così ed i fatti dimostrano nella maggior parte dei casi, il contrario. Per poter comprendere come la psicologia si possa accostare all’attività sportiva è necessario descrivere in tre semplici punti i suoi scopi:

  1. Studiare e classificare le malattie mentali
  2. Trattare con le dovute terapie i relativi disturbi mentali
  3. Potenziare ed accrescere il benessere dell’individuo e svilupparne i talenti

Solo negli ultimi anni è stata possibile affiancare la figura dello psicologo a quella dell’atleta, almeno in Italia. Ormai è di dominio pubblico che atleti olimpionici, società sportive di calcio, tennisti, golfisti ecc oltre a seguire un programma di allenamento prettamente tecnico fanno utilizzo, di loro spontanea volontà, anche di un training mentale/fisico costruito esclusivamente per loro. Questo perché sia atleti, allenatori che federazioni hanno finalmente compreso che il rivale più ostico nelle sessioni di allenamento e di gara è la mente dei loro pupilli. È in questo frangente che lo psicologo può risultare un valore aggiunto nei confronti dell’atleta e del suo entourage. Ma quali sono realmente i compiti dello psicologo con specializzazione nell’ambito sportivo e relativi benefici nei confronti dell’atleta?

  1. Aiutare a definire e scindere gli obiettivi personali dell’atleta con quelli dell’allenatore/federazione
  2. Far prendere coscienza all’atleta delle sue potenzialità e dei suoi limiti (come per ogni cosa se esiste il giorno esisterà anche la notte e così viceversa)
  3. Creare un canale di comunicazione efficiente ed efficace tra l’atleta ed i suoi stati inconsci, subconsci e consci
  4. Costruire un modello di training mentale e fisico esclusivamente per l’atleta e in stretta collaborazione con l’allenatore
  5. Aiutare l’atleta a comprendere e re – interpretare vittorie e sconfitte

Questi riportati sono solamente alcuni esempi delle tantissime dinamiche che possono accadere nella sfera psichica dell’atleta (amatoriale/agonista). Il cervello come si sa è considerato come il nostro hardware (ne conosciamo tutta la sua struttura fisiologica) e la mente come il nostro software (e di questo ne conosciamo ancora veramente poco). Come in una grande orchestra sinfonica, ci vuole armonia tra i vari strumenti e lo psicologo sportivo deve essere considerato uno di questi. In merito a ciò negli ultimi anni una delle tecniche utilizzate con vari atleti è la musica, quest’ultima può donare armonia nel movimento tecnico, scandire i ritmi di esecuzione tra fasi di training di “quantità” e “qualità”, costruzioni ideo motorie e così via.

In conclusione la nostra mente è si la nostra più grande nemica/amica, ci pone sempre di fronte ad una scelta e a volte decidere quale percorso intraprendere non è facile. Per questo chi decide di intraprendere un percorso con uno psicologo sportivo potrà successivamente scegliere con più determinazione A o B. Lo psicologo in sè per sè non crea magie ne pozioni segrete, fornisce esclusivamente gli strumenti giusti al momento giusto, sta poi al singolo scegliere se utilizzarli o meno e soprattutto come. Si consiglia vivamente di scegliere, se si vorrà mai intraprendere un percorso di crescita come individui e poi come atleti, d’avvalersi di professionisti certificati con alle spalle un percorso di studi universitario (psicologia clinica di comunità/psicologia del lavoro) e relative specializzazioni (CONI – scuola dello sport, master, seminari indotti dalla varie federazione ecc).